Templum Minervae

Testi Classici - Spiegazioni di Plutarco ai detti di Pitagora

Floria - 18 Mar 2012 00:48:41
Oggetto: Spiegazioni di Plutarco ai detti di Pitagora
In generale, poi, è opportuno tenere lontano i ragazzi dal frequentare i cattivi soggetti, perché dai loro vizi riportano sempre qualcosa. La stessa raccomandazione faceva anche Pitagora, servendosi di espressioni enigmatiche, che io voglio ora citare e spiegare, dato che anch'esse influiscono non poco sull'acquisizione della virtù. Ad esempio: «Non gustare melanuri», cioè non intrattenersi con persone «nere» di malvagità; «Non far tracollare la bilancia», che indica la necessi tà di tenere in grandissimo conto la giustizia e non trasgredirla; «Non sedere sulla chènice», cioè fuggire l'ozio e provvedere a procurarci il sostentamento quotidiano; «Non porgere a chiunque la destra», invece di dire: «Nel fare accordi ci vuole cautela»; «Non portare un anello stretto», e cioè la vita va vissuta in libertà e senza contrarre legami; «Non attizzare il fuoco col ferro», invece di dire: «Non irritare chi è adirato», perché non sarebbe conveniente, ma è meglio assecondare chi è in preda all'ira; «Non mangiare il cuore», ossia non far male all'anima logorandola di ansie; «Astenersi dalle fave», cioè non bisogna darsi alla politica, perché anticamente era con le fave che si facevano le votazioni con cui si poneva fine alle magistrature; «Non mettere il cibo nell'orinale»: significa che non si dovrebbe riporre un discorso valido in un'anima malvagia, perché la parola è nutrimento del pensiero, ma la malvagità degli uomini la rende impura; «Giunto ai confini non volgerti indietro», cioè quando si è in punto di morte e si vede ormai vicino il termine della vita, accettare di buon grado e non smarrirsi d'animo.


Da notare come il divieto delle fave abbia secondo il sacerdote di Delfi un significato ben più astratto di quello comune, e che un altro detto somigli in modo lampante al biblico "non gettare le perle ai porci".
VKK - 22 Mar 2012 12:11:27
Oggetto: Re: Spiegazioni di Plutarco ai detti di Pitagora
Floria ha scritto:
«Astenersi dalle fave», cioè non bisogna darsi alla politica, perché anticamente era con le fave che si facevano le votazioni con cui si poneva fine alle magistrature;


Questo però contrasta con il dato storico della rilevanza data da Pitagora e dalla sua Scuola alla Politica come arte della gestione della cosa pubblica da parte di una élite sacralmente fondata. Aulo Gellio, nelle Notti Attiche, mette in rilievo come la Scuola pitagorica annoverasse tra i suoi 'gradi' quello dei πολιτικοί (Liber I, 9, 1-12, intitolato “Quis modus fuerit, quis ordo disciplinae Pythagoricae, quantumque temporis imperatum observatumque sit discendi simul ac tacendi”). Anche in questo i Pitagorici furono precursori occulti della Romanità.
Domenico Bocchini e Giustiniano Lebano, in una delle loro 'paraetimologie', rilevano come l'astensione dalle fave sia da leggersi come astensione dalle fabae, ossia dalle favole, dall'opinione del volgo.
Per Arturo Reghini (L'interdizione pitagorica delle fave in Studi Iniziatici 1948 - 1949 - 1950, ripreso in Arturo Reghini, Paganesimo Pitagorismo Massoneria, a cura dell’Associazione Pitagorica, Società Editrice Mantinea, Furnari [Messina] 1986) tale divieto "prende le mosse dalla constatazione di un “effetto”, forse mentale o spirituale, osservato [...] dopo l’ingestione di fave. Nell’articolo il nostro pitagorico esamina le fonti antiche sull’interdizione e mostra come essa fosse imposta solo ai membri che praticavano la meditazione connessa quindi all’attività più esoterica della scuola e, alla luce di ciò, spiega il motivo di vietare le fave."
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