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MITO E STORIA
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Ultor




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italy
MessaggioInviato: 12 Gen 2012 11:26:06    Oggetto:  MITO E STORIA
Descrizione: L'enorme problema della vulgata delle origini di Roma
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Diverse tradizioni sulle origini pre-fondazione di Roma (Romolo ed Enea), in seguito riplasmate in diversi modi, fino alla definizione di una vulgata “stabile”.
I sette re di Roma, che creano enormi problemi di cronologia e la cui storicità sembra venire smentita in molti casi (per come li fa conoscere la vulgata) dalle prove archeologiche e dalle considerazioni storiche.
Personaggi e gentes su cui non si può giurare non siano mai esistiti, ma che vengono caratterizzati in modo assolutamente “mitico”, simbolico.

Il rapporto tra mitologia e storia, soprattutto per quanto riguarda Roma, è di una complessità mostruosa. La tradizione mitistorica crea problemi in quanto è sempre difficile riuscire a separare i due livelli, storico e reale da una parte, simbolico ed esoterico dall’altra.

Nella mia esperienza di studi, ho compreso quanto sarebbe necessario studiare, paradossalmente, PRIMA il livello simbolico e mitologico, per cercare di separarlo dal resto e riuscire quindi a rintracciare quegli elementi che ci permettono di risalire ad eventi “verosimili” (potenzialmente storici) delle origini di Roma.

In passato, ho notato come Gentili ed appassionati liquidassero tutto il problema della storicità delle origini di Roma con un “Romolo fondò Roma. La storicità di questo evento è da valutare, ma a noi non interessa”.
Che i significati mitistorici, simbolici, esoterici siano importanti, fondamentali per chi sente il proprio “spirito romano” vivo e fiammeggiante, è indubbio e giusto.

Ma come vi rapportate voi con la “storicità della storia” di Roma?

Potrebbe essere un problema facilmente risolvibile, ma tutt’oggi vi sono intere correnti di studi accademici, portate avanti da personalità molto conosciute ed importanti, che a mio avviso hanno una grandissima, enorme confusione a riguardo.

Questa sezione potrebbe significare molto per sviluppare una buona visione d’insieme, potendo parlare di Romolo, Numa, la Roma Quadrata, i condottieri etruschi e le diverse conquiste di Roma, riuscendo a scorgere squarci di realtà, a risalire alla data di inserimento di episodi e di racconti “mitici”, e dunque al rapporto tra evento e mito.
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MessaggioInviato: 12 Gen 2012 11:26:06    Oggetto: Adv





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giuseppegvs

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MessaggioInviato: 12 Gen 2012 15:48:10    Oggetto:  
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Citazione:
Nella mia esperienza di studi, ho compreso quanto sarebbe necessario studiare, paradossalmente, PRIMA il livello simbolico e mitologico, per cercare di separarlo dal resto e riuscire quindi a rintracciare quegli elementi che ci permettono di risalire ad eventi “verosimili”


certo è l'elemento di fondo per la comprensione della logica mitistorica. In epoche cui manco esisteva la scrittura, od anche quando era diffusa era compresa solamente da una minima percentuale della popolazione e comunque destinata ad altri usi (come produzioni epigrafiche e non certamente relative alla letteratura storica e neanche mitologica), in quelle epoche serviva un modo per far sia ricordare fatti ed eventi sia per trasmettere un sapere atavico delle proprie genti. Il fatto allora diventava legenda in poco tempo, ed in poche generazioni nascevano i modelli mitistorici.

la mitistoria è un fenomeno tipico delle più antiche civiltà mediterranee e certamente serve più a conservare dei significati simbolici che non i fatti realmente accaduti in se, a meno che essi non fossero utili ad una coscienza identitaria dell'individuo all'interno della comunità.


Citazione:
come vi rapportate voi con la “storicità della storia” di Roma?

Su ciò, a livello personale, approvo la metodologia di ricerche del prof. Carandini: indagare la Storia partendo dal presupposto che il mito contenga un fiondo di verità. Ciò gli ha permesso di identificare l'esistenza di un primo re di Roma dell'VIII sec. a.C., a dispetto di quegli storici francesi (ed alcuni altri italiani influenzati dalle correnti d'oltralpe) che vedevano Roma come un piccolo feudo etrusco nato esclusivamente con i Tarquini solo nel VII sec. a.C.
Certo è sempre meglio evitare gli entusiami in stile hollywoodiano alla Shlieman, ma è anche vero che non bisogna considerare la nostra mitistoria come una favoletta: in essa si celano molti più fatti reali di quanto noi non possiamo immaginare.
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giuseppegvs

Hierofanti
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italy
MessaggioInviato: 12 Gen 2012 15:51:55    Oggetto:  
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A tal propositoritengo anche importantissima, come metodologia, l'applicazione dell'archeologia sperimentale per comprendere il limite tra realtà storica e "fantasia" del mito.
Eccone un esempio da noi stessi eseguito qualche anno fa:

Citazione:
Il primo re fondò ROMA
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Il 20 maggio del 2008 l'Associazione Tradizionale Pietas ha condotto un'attività di archeologia sperimentale ad Argusto.
Si è voluto verificare se fosse possibile compiere i gesti di Romolo in una sola giornata. L'esperimento è stato condotto in condizioni ambientali simili a quelle di Roma antica: un ambiente in parte boscoso ed in parte abitato, su di un colle prospiciente al fiume Ancinale. Armati di buoi, aratro e vesti fedelmente riprodotte un temerario gruppo, condotto dal giovane archeologo Giuseppe Barbera, ha svolto all'alba i medesimi gesti rituali del primo re romano, inclusi i riti augurali, si sono successivamente posti i cippi pomeriali e si è praticato il solco primigenio lungo un percorso corrispondente ad un terzo di quello dell'antica Roma.
Iniziando all'alba (5.30) si è terminato cinque ore dopo (10.30). Le prime osservazioni sono relative alla durata della tratta degli auspici: questa può risolversi in breve tempo, ma un uccello può vedersi volare nel cielo anche dopo mezz'ora, non si conosce il tempo di attesa che dovette affrontare Romolo nella sua tratta d'auspici. Il velato capite pone anche una riduzione della visuale del cielo, così come la veste per la traccia del solco primigenio, il Cinctus Gabinus, crea delle difficoltà motorie: per riuscire a condurre l'aratro Romolo doveva essere molto abile nella pratica dell'aratura. I buoi moderni non hanno certamente la forza di quelli di duemila anni fa, pertanto se Romolo avesse svolto un tracciato breve come il nostro potrebbe aver finito anche un'ora prima. E' plausibile immaginare che questo re, certamente pratico dell'allevamento e dell'agricoltura, possa aver terminato i suoi riti di fondazione al mezzodì astronomico, avendoli incominciati all'alba.
Se un primo re è esistito, come sembra esser certo l'archeologo Andrea Carandini, questi può aver svolto i riti descritti dalle fonti antiche ed averli terminati al mezzodì.
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mercurio




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italy
MessaggioInviato: 17 Gen 2012 21:35:56    Oggetto:  
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Ricordo bene l'esperimento... una bella esperienza, oltre che di archeologia sperimentale, anche umana....
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Ultor




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italy
MessaggioInviato: 10 Feb 2012 18:57:31    Oggetto:  
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La questione "Carandini" è davvero complessa a mio avviso, e mi spiego.
E' certamente giusto non escludere aprioristicamente che dietro alcuni miti della tradizione di Roma possano celarsi eventi storici (o frammenti di essi). Nessun tipo di impostazione può escluderlo (o almeno, così DOVREBBE essere).
Il problema - nel caso specifico: di Carandini - quando arriva? Quando, partendo da tale presupposto, non si cerca più di analizzare prove, fatti, reperti, possibilità, scandagliando tutte le conoscenze di cui si è in possesso, e tentare di raggiungere un'ipotesi la più verosimile possibile... ma di cercare affannosamente prove che dimostrino che quello specifico racconto della vulgata sia un fatto realmente accaduto (idem per i personaggi).
E' PROFONDAMENTE diverso.

La mitistoria romana è certamente una "matassa" di archetipi e "schemi mitici" di origine indoeuropea, di personaggi che oltre a tale origine, sembrano afferire anche a modelli italici e mediterranei.. inoltre è ben evidente un'influenza ENORME di tradizioni e filosofie che potrebbero aver rimodellato miti più arcaici (come nel caso di certi concetti pitagorici delle forme), o influenzato la vulgata nel periodo proto e medio-repubblicano.
Per riuscire a svolgere tale matassa, individuando schemi, modelli, influenze, riuscendo a separare ciò che nel racconto appare come EVIDENTEMENTE mito, da quel che potrebbe essere un fatto storico... ci vuole un'enorme pazienza, una conoscenza piuttosto vasta delle varie tradizioni religiose, ed una capacità "comparativa"..
Quel che infastidisce non poco dell'attitudine carandiniana, non è la base di partenza, ma il modo e la facilità con cui, poi, si romanza e si traggono conclusioni affrettatissime (e a volte campate per aria), invalidando in parte l'OTTIMO lavoro che d'altro canto si sarebbe fatto come archeologo.

Diversa ancora è la questione delle origini di Roma.
Individuare una PRIMA fondazione possibile intorno a metà VIII secolo a.C. è possibile, soprattutto se certi tratti di palizzata sono ben datati e vengono interpretati come la famosa Roma Quadrata.
I problemi però sono 2.
1) Carandini parla sempre di ROMOLO. E allora, o siamo buoni, e condividiamo la tua interpretazione, Gvs, dell'utilizzo del titolo "Romolo" solo per comodità (ma allora non si comprende perchè poi per risalire a fatti storici fa riferimento al MITO di Romolo...), oppure sa che un Romolo stricto sensu non è mai esistito, e fa una scelta "commerciale" (e d'altra parte, urlare ai 4 venti di aver rintracciato il Lupercale, mi puzza tanto in favore di questa ipotesi).
2) La verità a mio avviso è pienamente nel mezzo. La presenza nel primo quarto del I millennio a.C., nel Lazio e nei pressi della futura Roma, di tribù latine è piuttosto certa ormai. Altrettanto con certezza si può affermare che una comunità di etnia latina si fosse insediata nella zona del Palatino (il tragitto dei Luperci, la sede "probabile" di culti arcaici latini alle pendici del colle, e anche alcuni passaggi della vulgata più antica sono buone prove). Tuttavia, è anche ben evidente, a mio avviso, come tra il VII ed il V secolo a.C. Roma si sia in un certo senso "affacciata" ancor di più nel contesto italico e mediterraneo (greco,fenicio,ecc). ed è proprio in questo periodo che Roma diviene CITTA', ma nel senso "classico" del termine, e cioè diviene città al pari di Atene, di Sparta, di Tarquinia, e di altre importanti città del Mediterraneo.
Quindi la teoria di Roma feudo etrusco che diviene città dei Tarquini, è da rigettare.
Ma credo sia non accettabile, ma da accettare la tesi che vede una Roma "pre-Tarquini) come un agglomerato urbano, che può aver avuto una sua fondazione "pa-latina" (ahah), e che forse possiamo considerare ROMA in senso SACRALE, ed una Roma dai Tarquini in poi come la città che in genere immaginiamo, con il suo Foro strutturato e definitivamente paventato, con alcuni culti rimossi da un ambito regale e volti verso il "pubblico", e con una ristrutturazione ANCHE della sua religione. Fortunatamente, almeno su questo aspetto, Carandini sembra voler concordare... anche se poi scrive interi libri su speculazioni romanzate come le "trame di corte" su Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tanaquil, eccetera.
Diciamo che se fosse meno chiuso nel suo mondo e fosse meglio disposto a rivedere alcune teorie e a trattenersi nel formularne di nuove, non l'archeologia, ma l'intero mondo degli studi su Roma arcaica acquisirebbe un ottimo elemento...
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